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"Labirinti"

"Labirinti"

Data release: 2024-11-15
© Kyriakh Kampouridoy
"Labirinti" - QR Code
1,4 MB
Disponibile su Apple Books
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Disponibile su Apple Books
Data release: 2024-11-15
© Kyriakh Kampouridoy

Descrizione

"Labirinti"
La raccolta segue più narratori attraverso vari paesaggi, ognuno dei quali svela strati di verità, illusione ed emozione attraverso lenti distinte. Potrebbero viaggiare attraverso paesaggi mentali, luoghi che simboleggiano vari stati emotivi o ambientazioni letterali che rappresentano conflitti interiori. La storia di ogni narratore intreccia temi di auto-scoperta, memoria, resilienza e cambiamento.
Il Cercatore
"Echi nella nebbia"
Nella Foresta Nebbiosa, ogni passo si trasforma in sussurri, una vecchia voce, un ricordo che chiama, fili di sé passati aggrovigliati tra i rami, echi di desiderio avvolti attorno agli alberi.
Cammino dove le ombre si confondono come il respiro, nella foschia, vedo accenni di luoghi semisconosciuti. La mia voce si mescola alle voci lasciate indietro: un coro di sé, ognuno dolorante, perduto.
Quale eco devo seguire? Quale visione inseguo qui? Mi allungo in frammenti di sentieri, sparsi come sogni che quasi dimentico.
Eppure da qualche parte, nella trama dei sussurri, un cuore attende con un battito silenzioso, e io, il Cercatore, lo cerco, per trovarlo, per tenerlo stretto, per chiamarlo mio.
Il Ricordatore
"Il peso dei giardini passati"
In un giardino in movimento, i petali si confondono, ognuno è un fantasma, una pagina fragile: ricordi premuti tra le foglie, che rifioriscono in un'ombra spettrale.
Passo accanto a rose cresciute nell'amore, accanto a gigli che soffrono, con le teste basse, un frutteto di giorni che ho cercato di conservare: appassiscono, si dissolvono e si trasformano in polvere.
Nel terreno giace il ricordo della pioggia, ogni goccia un desiderio che una volta osavo esprimere. Questi fiori mi tirano indietro, lentamente, verso un sé sia distante che vicino.
Colgo un petalo, lo lascio andare, per disperderlo, per dimenticarlo, per farlo cadere via. Perché i ricordi sono solo giardini, e noi, i loro custodi, dobbiamo imparare ad andarcene.
Il vagabondo
"Deriva dal deserto"
Ogni granello nel deserto è una scelta, ogni duna una strada che potrei prendere. Vago sotto un sole silenzioso, senza passato, senza nome, senza peso.
Eccomi qui, polvere in un mare dorato, una deriva di carne e pensiero fugace. Il vento ronza come una voce antica: vai avanti, avanti, finché non ce n'è più.
Dietro di me, il sentiero è perso, cancellato, un miraggio di scelte, lasciato incompiuto. Eppure da qualche parte, un orizzonte attende, una linea che si piega ma non si spezza mai.
E così cammino, attraverso sabbie mobili, scavate dal mio vagabondare. Ciò che cerco, potrei non saperlo mai: una destinazione, una fine, un inizio.
Il Testimone
"Sentinelle silenziose"
In un campo, le statue si disperdono come stelle cadute, ciascuna immobile, ciascuna scolpita nel dolore, nella gioia o nella rabbia, emozioni congelate, fisse: la galleria della vita rimane muta.
Incrocio un bambino con le braccia tese, la gioia eterna negli occhi di marmo. Accanto , un guerriero si china nel dolore, portando cicatrici che il mondo ha dimenticato.
Vedo il mio volto in frammenti lì, un riflesso nella pietra, crudo e vero. Sono ciascuna di queste forme silenziose, o semplicemente il testimone che guarda attraverso?
Qui, le emozioni sono racchiuse in una pietra senza tempo, mentre io vado alla deriva, il momento è andato. E io, il Testimone, imparo l'arte di guardare, lasciando che ognuno passi.
Il sognatore
"Chiaro di luna e specchi"
Il mare ha mille volti, ogni increspatura piega una parte di me: un io liquido che scivola e si riforma, un riflesso che rifiuta l'immobilità.
Al chiaro di luna, scruto nelle profondità, dove i volti cambiano, poi si sciolgono. Sono lo specchio, il miraggio, la nebbia, un sogno senza limiti, che nessuno nomina.
Cosa sono, se non una marea tesa, tra le stelle e le sabbie mobili? Raggiungo, svanisco, un respiro infinito, un'ombra che danza sulle onde.
Eppure, da qualche parte in questo mare specchiato, una verità si agita in un movimento silenzioso, e io, il Sognatore, vado alla deriva, intrappolato, un sé fugace, in cerca di fusione.
Il Cercatore
Percorso frammentato
Nella foschia nebbiosa della foresta profonda,
dove i rami si attorcigliano e le ombre si insinuano,
il Cercatore percorre una strada non fatta,
con sentieri sognati a metà che si dividono e corrono.
Ogni cammino una scelta, un ideale perduto,
un ricordo debole, troppo sottile per essere percepito.
Toccano ogni ramo, ogni foglia fragile,
ognuno una speranza, una sottile convinzione.
Eppure gli echi mormorano nella nebbia,
di verità rimaste sepolte nella palude.
Raggiungono solo afferrando una brezza vuota,
ancora alla ricerca sotto gli alberi silenziosi.
Quante strade dovranno abbandonare,
per sapere quale cuore sono venuti a spezzare?
Il Ricordatore
Lampioni sbiaditi
Nelle strade abbandonate, buie e immobili,
dove i ricordi si arricciano e le ombre si riempiono,
il Ricordatore vaga su piedi silenziosi,
attraverso vicoli pieni di vuoto calore.
I lampioni tremolano, fantasmi nel vetro,
come sogni sbiaditi che vanno e vengono.
Cercano in ogni barlume un volto,
una mano, un nome, una traccia fugace.
Queste strade un tempo risuonavano di respiro vivo,
ora gli echi indugiano, trattenendo la morte.
Ogni luce un momento, una voce, un amico,
che svanì come tutti i momenti finiscono.
Nel chiarore della lanterna trovano liberazione,
per i ricordi amati e lasciati in pace.

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